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Speciale Lotto. Il genio schivo e inquieto tanto apprezzato nelle Marche PDF Stampa E-mail
di Giacomo Spaccia e Edoardo Barbaresi - II B   
Mercoledì 06 Febbraio 2013 21:16

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Un pittore conosciuto in tutte le Marche per il suo grande talento come pittore vissuto nell’epoca altri di grandi pittori del Rinascimento del Cinquecento. La sua vita fu segnata spesso da un'inquietudine dovuta all'incapacità di cedere a compromessi in campo artistico o anche spirituale. Non cercò mai il facile successo e perciò si trovò ripetutamente in difficoltà economiche. Acquista a Venezia, in pochi anni, una notevole fama, per questo nel 1506 è invitato nelle Marche dai domenicani di Recanati. Nel 1508 termina il grande polittico per la chiesa di San Domenico, si trasferisce a Loreto e da qui, nel 1509, si reca a Roma, chiamato da papa Giulio II per partecipare alla decorazione dei suoi appartamenti nei Palazzi Vaticani.

L'unica opera riferibile con una certa sicurezza al periodo romano, è il “San Girolamo penitente”, ora a Castel Sant'Angelo. L'impatto con altri famosi artisti a Roma, come Bramante, Michelangelo e soprattutto Raffaello, è sconvolgente per il talentuoso ma schivo Lorenzo. Nel 1510, a costo di sprecare l'occasione di una consacrazione definitiva, lascia Roma precipitosamente, e non vi farà più ritorno. Inizia così l'inquieto vagabondare che lo porterà a essere emarginato dall’alta società. A giudicare dalle influenze in opere successive visita Perugia e Firenze, dove ammira alcune opere, tra gli altri, di Perugino e Raffaello, e finisce poi per tornare nelle Marche, dove firma un contratto il 18 ottobre 1511 con la Confraternita del Buon Gesù di Jesi per dipingere una “Deposizione nella chiesa di San Floriano” (ora nella Pinacoteca di Jesi).

 

Si reca poi nuovamente a Recanati, dove dipinge anche la “Trasfigurazione” per la chiesa di Santa Maria di Castelnuovo. Da qui, dopo essersi spostato a Bergamo, torna a Venezia, da dove spedisce i suoi quadri ai diversi committenti, soprattutto nelle Marche da cui gli arrivavano continue richieste di imponenti tavole, come la grandiosa “Crocifissione” (1531) di Monte San Giusto, presso Macerata; nel 1532 alla Confraternita di Santa Lucia di Jesi dipinge la “Santa Lucia davanti al giudice”, forse il suo più grande capolavoro.

Dal 1534 al 1539 ritorna a girovagare per la regione, seguendo un viaggio solo in parte ricostruibile a seguito delle opere lasciate: per la nuova sede della Confraternita dei Mercanti di Recanati, dipinge la cosiddetta “Annunciazione” di Recanati nel 1534; per i domenicani di Cingoli inventò invece una complessa e felice “Madonna del Rosario”.

Nel 1538 giunse ad Ancona, solo sei anni dopo il colpo di stato con il quale la città era passata al dominio diretto della Chiesa; in questo clima nasce “la Pala dell'Alabarda”, una sacra conversazione notturna.

Nelle Marche l'arte di Lorenzo Lotto lascia oltre a pale grandiose anche numerosi allievi: Giovanni Andrea De Magistris, suo figlio Simone e Durante Nobili, tutti legati al centro di Caldarola, che Lotto frequenta nel quarto decennio del Cinquecento.

La data della sua morte non è ben precisa: si sa solo che è avvenuta tra il 1556-1557, grazie ad un atto di vendita del suo materasso, nel luglio del 1557, segno della morte già avvenuta. Altra fonte di informazione è il fatto che la sua ultima spesa è datata al settembre del 1556.

 

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