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Visita alla mostra “1915-1946, le Marche, i marchigiani, le guerre, il fascismo, la resistenza e la Repubblica” PDF Stampa E-mail
di Giovanni Mazzarini   
Mercoledì 12 Dicembre 2012 16:04

Il 1° dicembre la classe 3°B si è recata al Palazzo dei Convegni di Jesi per visitare la mostra  “1915-1946. Le Marche, i marchigiani, le guerre, il fascismo, la resistenza, la Repubblica”. L'esposizione era composta di 170 pannelli contenenti testi, riproduzioni di documenti e fotografie attraverso i quali era spiegata la storia della nostra regione dalla I Guerra Mondiale alla nascita della Repubblica. La mostra è stata ideata e predisposta nel quadro delle iniziative per il 150°dell'Unità. Nella mostra parte dei pannelli erano dedicati a personalità e avvenimenti del nostro territorio.  Nel corso della visita abbiamo potuto osservare diversi documenti che ci hanno mostrato la realtà del nostro territorio e che ci hanno ricordato anche la storia di quello stesso periodo.

La guida che ci ha accolti ci ha mostrato per prima cosa dei cartelloni con le iscrizioni che riportavano le idee dei politici di quel periodo in merito alla guerra e se era giusto o no affrontarla. Il Presidente del Consiglio di quel tempo, Salandra, aveva spiegato agli altri politici che non sarebbe convenuto entrare in guerra e neanche la maggior parte della popolazione era a favore dell’intervento italiano. Un’altra parte della popolazione, però, non temeva di entrare in guerra, anzi la voleva per puro spirito nazionalista. Così i capi politici si convinsero ed entrarono in guerra nel 1915 firmando il patto di Londra nel quale si impegnavano ad entrare in guerra entro un mese. Il 24 maggio 1915 le marche vennero bombardate per la prima volta e in particolar modo le città di Ancona e Senigallia; durante la guerra morirono 18.225 marchigiani.

Nel corso del conflitto il costo della vita aumentò notevolmente e le condizioni di vita si fecero sempre più difficili portando a numerose rivolte anche nelle Marche come nel resto d’Italia. Durante queste manifestazioni contro la guerra furono arrestate moltissime persone nel territorio marchigiano. Dopo pochi anni dall’inizio della guerra, i contadini con tante manifestazioni e scioperi molto duri riuscirono a  far ritirare l’Italia dal conflitto. Alla fine della prima guerra mondiale, l’Italia era economicamente disastrata, la povertà e la fame erano diffuse in tutto il paese. Oltre a questo, c’era anche il problema del lavoro. In pochi lavoravano e lo facevano in condizioni veramente misere: lavoravano da 12 a 16 ore al giorno ricevendo paghe scarsissime.

Così nacquero molti movimenti sindacali e iniziarono gli scioperi. Dopo quasi un anno di sciopero una sindacalista marchigiana di Jesi, Gemma Perchi,  riuscì a ridurre le ore lavorative giornaliere ad otto. Purtroppo la sindacalista fu perseguitata duramente durante il fascismo. Le condizioni di vita cosi’ difficili dopo la fine della guerra favorirono la nascita del  fascismo e la scomparsa di molti altri partiti facendone rimanere soltanto tre: il fascismo, il  socialismo e i popolari. Il fondatore del fascismo in Italia fu Benito Mussolini.Alle elezioni vinse il partito fascista  con il 60% dei voti, ma nelle Marche raggiunse  solo il 28%. Nella popolazione italiana e anche in quella marchigiana molte persone erano contrarie alle idee fasciste e alle sue leggi antisociali e solo a Jesi 1.117 persone furono processate per le loro idee antifasciste. Nella maggior parte dei casi le persone arrestate venivano deportate in alcune isole del Tirreno.Nel 1926 fu istituita la Scuola militare, un istituto in cui i bambini dai 6 fino ai 18 anni venivano educati a lottare per la patria e difenderla. Si organizzavano parate con armi finte e anche i bambini sfilavano in divise militari.Nel periodo tra la I e la II guerra mondiale, l’Italia fece anche delle guerre per la colonizzazione di territori conquistando  la Libia e l’Etiopia che rimasero sotto il dominio italiano fino alla fine della II guerra mondiale. Per trovare i fondi necessari per l’esercito durante la II guerra mondiale, Mussolini emanò una legge che obbligava tutte le donne sposate a consegnare le loro fedi d’oro ricevendo in cambio degli anelli d’acciaio.  In questo periodo, inoltre, sulla base di teorie scientifiche, vennero introdotte le prime leggi razziali antiebraiche che portarono alla persecuzione degli ebrei.

Nell’Aprile del 1939 Mussolini arrivò’ a Jesi atterrando all’aeroporto (successivamente distrutto) per poi fare un comizio e parlare con il podestà della difficile situazione economica. A Jesi, inoltre, Mussolini fece aprire una fabbrica della Savoia Marchetti per la costruzione di aeroplani e dirigibili. Nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale. Questa guerra fu devastante perché  morirono oltre 55 milioni di persone di cui 6 milioni  Ebrei; furono sterminati perché considerati di razza inferiore. All’inizio l’Italia si alleò con la Germania,  ma poi questa alleanza si sciolse e così i Tedeschi sterminarono anche molti italiani. Tra questi un giovane di Jesi fu ucciso e mentre veniva fucilato tirò un pezzo di carta in aria in mezzo alla gente in cui  c’era scritto che dovevano avvertire i suoi parenti della sua morte. Durante la II Guerra Mondiale, i partiti socialista, azionista, popolare e comunista organizzarono una coalizione antifascista e 40 esponenti di questa organizzazione furono fucilati dai fascisti .Alla fine però riuscì a sconfiggere il fascismo. Questa mostra mi è piaciuta molto perché mi ha fatto scoprire cose che non sapevo e anche perché i miei parenti hanno vissuto in questo periodo e mi è piaciuto sapere come hanno passato questi anni di guerra.

 

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