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Negozi che chiudono e mendicanti per il corso: ecco la povertà intorno a noi PDF Stampa E-mail
di Cassiopea Kotapka Kurlowicz - III C   
Venerdì 01 Marzo 2013 16:17

Ormai parecchi non riescono raggiungere la fine del mese col proprio stipendio e per questo si trovano in una situazione di stress. E c'è anche parecchia gente senza lavoro, e qualcuno cerca di sopravvivere chiedendo spiccioli davanti ai negozi o per le strade, e nonostante ricevano qualcosa non gli basterà per permettersi una casa o per saziarsi. Si nota la crisi, guardandoci intorno, anche qui a Jesi: persone che chiedono la carità lungo corso Matteotti, negozi che chiudono perché si compra solo il necessario. La gente emigra sempre verso il nord in cerca di un lavoro che gli permetta di avere una vita più soddisfacente, ma la crisi ormai e dappertutto. Anche le tasse mettono in difficoltà, perché lo stipendio se ne va, in più bisogna mangiare e comprare vestiti, cioè cose di prima necessità.

I genitori si concentrano più sul lavoro che sulla famiglia. Certo, danno tempo per l'ascolto al proprio figlio, ma la loro mente è concentrata sul lavoro e su come accumulare più soldi per soddisfare i bisogni. Non poche persone hanno paura di diventare povere, e i tanti homeless in giro fa aumentare questo timore. Insomma, una situazione che si vede: tanti adulti sono stanchi, stressati, nervosi, anche per colpa della crisi. Le persone sperano di non  passare un periodo di crisi come quello del 1929, la caduta della borsa di Wall Street: la gente era nel panico, non viveva una vita felice o soddisfacente, credeva che non si sarebbe ripresa più. Ma poi è arrivato lui: Franklin Delano Roosevelt, che ha inaugurato il New Deal, che ha portato salari più alti, meno ore di lavoro e una vita più felice. Speriamo che arriverà un moderno Roosevelt.

 

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